David di Donatello 2021. Festa del Cinema Italiano?

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Onestamente non so se realmente è stata una festa, la serata condotta da Carlo Conti, trasmessa su RAIUNO. Se dovessi definirla con alcuni aggettivi, Imbarazzante, sarebbe sicuramente uno di questi . Ad iniziare dalla diretta, difronte al Presidente Mattarella andata in onda nella mattinata, condotta da Geppi Cucciari, con battute che avrebbero dovuto far ridere, come nel caso del paragone di Monica Bellucci e Ivana Spagna. Completamente fuori luogo. Imbarazzante era il colore della pelle del viso di Carlo Conti, che ha sicuramente esagerato la formula abbronzante. Imbarazzante è stato il momento della salita sul palcoscenico di Sophia Loren sorretta dal figlio e da Carlo Conti. Imbarazzo che è continuato con il discorso letto. Imbarazzante e cattivo gusto aggiungerei. Si vedeva chiaramente, e mi dispiace molto, che non stava bene, che era sicuramente in difficoltà. Perché allora infierire in quel modo?. Si sapeva benissimo che avrebbe vinto lei. Non c’era un altro modo per consegnarle il Premio?.E poi come mai non una parola, un commento da parte del figlio, nonché regista del film La Vita davanti a Se, Edoardo? Più che il regista, mi sembrava il badante della madre. Imbarazzanti sono stati anche molti commenti di ringraziamento. Ma il vero scandalo è stato l’assegnazione del David nella categoria Miglior Canzone Originale, a Immigrati di Checco Zalone nel film Tolo Tolo. Mi piacerebbe sapere chi sono i giurati, e che metro hanno usato per decidere una cosa così. Non ricordo se la canzone era nel film, sicuramente era il trailer del film. Mi spiace molto per Laura Pausini, che sicuramente meritava molto di più di Zalone. Questa vittoria di Zalone mi preoccupa un po, non vorrei, visto come vanno le cose in Italia, che con La Vacinada gli danno il Premio Tenco. Anche il discorso finale della presidente del premio Piera Detassis, è stato a tratti imbarazzante nel discorso prima della proclamazione del Miglior Film. Ovviamente il discorso era indirizzato a Gabriele Muccino, il quale ha lasciato la giuria del premio per divergenze d’opinione sui metodi di assegnazione delle candidature. Infatti in un messaggio sui social Muccino scrisse “Sono uscito dalla giuria del premio, perché non mi riconosco nei criteri di selezione”. Il pomo della discordia è stato il film Favolacce che ha avuto 12 candidature, mentre il suo Gli anni Più Belli solo due , mentre per i Nastri D’argento 2020, ne ebbe 8. In parte mi trovo d’accordo con Muccino. Nonostante non abbia amato il suo film, forse perché è una copia, molto meno bella, del capolavoro di Ettore Scola, C’eravamo Tanto Amati, riconosco che 12 candidature per Favolacce sono eccessive.

Il vero trionfatore è stato il film Volevo Nascondermi, con 15 candidature e 7 David tra cui Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Elio Germano. Il film è sulla vita di Antonio Ligabue, straordinario pittore della Pittura Naif. Elio Germano è assolutamente sorprendente, non per niente è l’attore italiano più premiato nei grandi Festival del Cinema internazionale. Una cosa curiosa è che Elio Germano era in tre film in concorso, Volevo Nascondermi, Favolacce, e L’incredibile Storia dell’isola delle Rose. Mi è spiaciuto molto per Pierfrancesco Favino, altrettanto meritevole del David come Protagonista, per il film Hammamet, nel difficile ruolo di Bettino Craxi. Avrei visto un Ex Aequo tra Favino e Germano.

La serata non mi è sembrata un granché, non ha avuto neanche un grande ascolto. Mi piacerebbe, per la prossima edizione, una vera grande Festa, e soprattutto che ci siano dei bei film che arrivano al grande pubblico, non film di nicchia che vedono poche persone, e che ricevono molte candidature. E poi, forse, bisognerebbe fare una selezione migliore anche tra i giurati del premio, che sono 1600.

Salvatore Caracciolohttps://www.casacaracciolo.it
Un Blog a 70 anni? Chissà quante persone si faranno questa domanda. Chi si crede di essere, diranno altri. Che presuntuoso, diranno in coro alcuni. Tranquilli, dico a tutti, non racconterò nulla, e non dirò niente su tante cose, anche se ne avrei da raccontare su molti. Continua

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