Cavalleria e Pagliacci, continuano ad entusiasmare

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Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, sono sicuramente due opere molto amate dal pubblico. Hanno molto in comune e per questo che quasi sempre vengono eseguite nella stessa sera. Scritte a due anni di distanza, Cavalleria Rusticana è del 1890, mentre Pagliacci è del 1892 hanno alcune somiglianze, che soprattutto nei sentimenti e comportamenti dei protagonisti e dei loro destini : il tradimento e la gelosia. Ambedue sono ambientate al Sud. Cavalleria Rusticana in Sicilia, tratta da una novella di Giovanni Verga, il maestro del Verismo, e Pagliacci in Calabria, nel piccolo borgo di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. Mascagni era livornese, e compose Cavalleria Rusticana per partecipare ad un concorso per Opere in un solo Atto. Ma il risultato non lo convise , e chiuse l’opera in un cassetto. In quel periodo Mascagni risiedeva a Cerignola in provincia di Foggia dove dirigeva la banda musicale del paese. Fu la moglie, che di nascosto mandò l’opera all’editore Sonzogno, che aveva lanciato il concorso, e vinse. Da allora il suo successo è conosciuto in tutto il mondo.

Ruggero Leoncavallo, napoletano di nascita, era figlio di Vincenzo regio magistrato, che molto spesso veniva trasferito in varie località. Per molti anni il padre fu il Pretore di Montalto Uffugo dove il giovane Ruggero visse e si formò. Qui venne conoscenza di un tragico fatto omicida, di cui il padre si occupava, e lo nella sua opera più famosa, Pagliacci. Anche Pagliacci ebbe una grandissima fortuna, il suo Vesti la Giubba, entrò nel repertorio dei più grandi tenori. Enrico Caruso la incise per ben tre volte, in tre versioni diverse in pochi anni. Fu il primo disco che superò il milione di copie vendute.La prima volta che vennero eseguite assieme fu il 22 Dicembre del 1983 al Metropolitan Opera Hause di New York. Fu lo stesso Pietro Mascagni che legittimo’ l’accoppiata, dirigendola al Teatro alla Scala di Milano qualche anno dopo, nel 1926.

Quest’anno L’Arena di Verona le ha divise, creando due nuovi allestimenti singoli. Tra le due opere ,ambedue dirette da Fabio Armiliato, quella che a mio avviso, ha convinto di più è Cavalleria Rusticana. Il palcoscenico, ovviamente segue rigorosamente le regole Covid, che purtroppo limitano molti aspetti delle opere. Tutti con la mascherina, tranne i cantanti, soffrono un po, sembrano pupazzi senz’anima e senza espressione alcuna. Anche il coro, sacrificato sugli spalti, non è protagonista come quasi sempre avviene, e questo toglie alla recita, la spontaneità necessaria. Ma in Cavalleria si nota meno, i figuranti non sono moltissimi, le azioni sono più tranquille, e le proiezioni sui ledwall sono meno invasive. In Pagliacci ci sono tantissimi figuranti che rappresentano il mondo di Federico Fellini. Ad iniziare dalla prima scena, dove il Prologo è vestito da Fellini, megafono e sedia da regista, compresi. Una marea di personaggi. Dalla Diva de La Dolce Vita, a Cabiria, Gelsomina e la Gradisca. Ovviamente ci sono i Clown, ma anche Ginger e Fred,Lo Sceicco Bianco e il famoso grido di Amarcord “Voglio una Donna”. C’è Otto e Mezzo, La Voce della Luna, e il mitico Teatro 5. Forse c’era troppa gente. Se poi aggiungiamo le proiezioni video, la confusione aumenta. Uno spettacolo nello spettacolo dove si consuma la tragedia di Canio e Nedda. Aldilà di tutto, il fascino resta, la musica è sempre meravigliosa, e le storie d’amore e di coltelli continuano ad entusiasmare il mondo. A

Salvatore Caracciolohttps://www.casacaracciolo.it
Un Blog a 70 anni? Chissà quante persone si faranno questa domanda. Chi si crede di essere, diranno altri. Che presuntuoso, diranno in coro alcuni. Tranquilli, dico a tutti, non racconterò nulla, e non dirò niente su tante cose, anche se ne avrei da raccontare su molti. Continua

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