Quadro, Libro e Film. I tre destini del Cardellino

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Olanda 1654. In una calda mattina di ottobre nella cittadina di Delft l’esplosione di una polveriera distrugge mezza città. Ci furono più di 500 morti, e tra questi il pittore trentaduenne Carel Fabritius che aveva la bottega in uno di quei quartieri. Il pittore era un allievo di Rembrandt. Tutti i suoi dipinti andarono distrutti nell’incendio. Ma qualcosa si salvò, un piccolo quadro ad olio su tavola, di 33×18 cm raffigurante un Cardellino incatenato al suo trespolo. Il quadro è ora conservato al museo Mauritshius de L’Aia.

Greenwood, Mississipi, Stati Uniti d’America anno 2014, la scrittrice Donna Tartt, vince il prestigioso Premio Pulitzer per la Letteratura, con il romanzo Il Cardellino, libro tradotto in 30 lingue e venduto in tutto il mondo. Nel poderoso romanzo, circa 900 pagine, la scrittrice, mette al centro del libro proprio il celebre quadro. Siamo al Metropolitan Museum di New York, dove Theo Decker un ragazzino di 13 anni è con sua madre. Si trovano li perché sono in anticipo all’appuntamento col preside della scuola di Theo, che è vicina al museo. Ad un tratto una violenta esplosione, provoca danni e morte, tra cui la madre di Theo. Tra le macerie si intravede un piccolo quadro. È quello de Il Cardellino, che il ragazzo aveva ammirato poco prima dell’esposizione. Tra i feriti un signore che gli consegna un anello, è lo invita a prendere il quadro. È l’inizio della tormentata vita di Theo, che lo porterà in ogni tipo di inferno,tra droghe, alcool e criminalità organizzata, dove Il Cardellino ha un ruolo determinante.

Hollywood 2019, esce il film Il Cardellino diretto da Jhon Crowley, una grande produzione di 45 milioni di dollari, che vede tra i protagonisti Nicole Kidman. Il film della durata di 146 minuti, purtroppo non piace. La critica lo stronca, e il pubblico non lo premia. Infatti nel primo weekend gli incassi non arrivano neanche a 3 milioni di dollari. Questo ovviamente frena la distribuzione nel resto del mondo. Annunciato anche in Italia, non uscì mai nelle sale. Ora è disponibile su Netflix, nonostante tra i produttori c’è Amazone. Il film non è affatto male, è girato bene, ed è molto fedele al libro. Certo non è stato sicuramente facile, condensare tutte quelle pagine in 146 minuti, ma la sceneggiatura non tradisce il libro, come spesso avviene. La storia, pur destrutturata da come è scritta nel libro , rispecchia moltissimo l’idea della scrittrice. Gli ambienti della ricca famiglia che accoglie Theo dopo la tragedia, sono descritti molto bene, cosi anche il periodo della sua “iniziazione” alle droghe e all’alcool, nel periodo che vive col padre e la scombinata compagna, in mezzo al deserto, dove conosce Boris, che segnerà la sua vita per sempre. In fondo anche Theo è legato come quel Cardellino. È legato al suo passato, ad un amore che non dichiarerà mai, al tradimento di un’amicizia, ma soprattutto rimarrà per sempre legato alla madre morta nel Museo. Probabilmente Theo a differenza del Cardellino, si libererà dai sui legami, e lo farà grazie proprio, alla “restituzione” del quadro.

Salvatore Caracciolohttps://www.casacaracciolo.it
Un Blog a 70 anni? Chissà quante persone si faranno questa domanda. Chi si crede di essere, diranno altri. Che presuntuoso, diranno in coro alcuni. Tranquilli, dico a tutti, non racconterò nulla, e non dirò niente su tante cose, anche se ne avrei da raccontare su molti. Continua

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