Al cinema le malattie “vincono”sempre

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Il cinema ha “sfruttato”da sempre  le malattie, con le loro conseguenze, e le disabilità che ne derivano. Molto cinema si è occupato di personaggi, reali e no, con problemi di salute o di disabilità. Se un attore o un’attrice, interpreta il ruolo di un malato, se terminale è meglio, o di una persona con gravi disabilità, il Premio Oscar è assicurato. Ma se le malattie hanno fatto “bene” al cinema, il mondo del cinema ha fatto poco per le malattie. Per alcune patologie, vedi l’AIDS, almeno all’inizio, si è fatto tanto, con testimonial importanti, come Elisabeth Taylor e Michael Jackson. Per altre, finito il film, il problema cade nel dimenticatoio. Eppure sono tanti gli artisti, che grazie all’interpretazione di un personaggio, malato o disabile, hanno avuto grandi riconoscimenti. Se scorriamo l’elenco degli ultimi 30 anni, troviamo molti grandi attori che hanno portato sullo schermo storie di malati o disabili. Uno dei film sicuramente più importanti è Rain Man diretto da Barry Levinson , con Dustin Hoffman, nel ruolo del fratello autistico di Tom Cruise, che è un uomo egoista e rampante. Ma alla scoperta che l’eredità paterna è andata tutta al fratello autistico, deve occuparsi di lui . Nel cast anche la nostra Valeria Golino. Era la prima volta che si parlava di questa  strana malattia che è l’autismo, e frutto’ a Dustin Hoffman nel 1989  il suo secondo Oscar come miglior Attore Protagonista, dopo quello vinto nel 1980 Kramer contro Kramer film  che affermò definitivamente Meryl Streep che lo vinse come Attrice non Protagonista.

Agli serata degli Oscar 1990, Daniel Day Lewis vince la sua prima statuetta per il film Il Mio Piede Sinistro diretto da Jim Sheridan. È una storia vera che tratta la vita di Christy Brown nato cerebroleso nella Dublino degli anni trenta. L’ambiente in cui vive non è sicuramente adatto ad un bambino con quei problemi. Il padre è un alcolizzato, la madre che continua a fare figli. Un giorno tenendo in gessetto con le dita del piede sinistro scrive qualcosa. Da quel momento la sua vita cambia. Diventa pittore e scrittore di successo. Una interpretazione straordinaria anche quella di Brenda Fricker, Oscar come Miglior Attrice non Protagonista, nel ruolo della madre. Daniel Day Lewis vincerà altri due Oscar, con Il Petroliere nel 2008, e nel ruolo di Lincoln nel 2013.

Un altro grande “malato”, è il personaggio che Tom Hanks interpreta nel film Philadelphia del 1989. La storia del giovane avvocato che viene licenziato dallo studio perché ammalato di AIDS, commuove tutto il mondo. È il primo film che affronta il problema, un successo enorme che gli regala il suo secondo Oscar consecutivo, dopo quello di Forrest Gump dell’anno prima. Anche Forrest Gump era una persona affetta da handicap. Philadelphia assegna anche un Oscar a Bruce Springsten per la miglior Canzone.

Nel 2015 Juliane Moore interpreta una professoressa di linguistica presso la Columbia University, che, pur essendo giovane, appena cinquantenne, viene colpita dal Morbo di Alzheimer. Il film è Still Alice e ci presenta la malattia ancora agli inizi. I sintomi sono ancora lievi, si intuisce che il peggioramento è dietro l’angolo, ma non va oltre. Il film è tratto dal libro Perdersi di Lisa Genova una neuroscenziata di origini bulgare e italiane laureata ad Harward. Juliane Moore, dopo molte candidature, finalmente vince il premio più ambito. La frase più famosa del film è quando Alice, guardando il marito gli dice”Preferirei avere il cancro “. È proprio vero, perché dal cancro si può anche guarire, dall’Alzeimher no.

Nella stessa serata Eddie Redmayne vince l’Oscar come Miglior Attore Protagonista per il film La Teoria del Tutto. Il film è la storia vera del cosmologo Stephen Hawking morto n 2018, noto in tutto il mondo per gli studi sui buchi neri e sulle origini dell’universo. Nei primi anni 60 gli venne diagnosticata una malattia del monteneurone, che negli anni 80 si trasforma in SLA. Ma nonostante l’avanzamento della malattia ha continuato a lavorare fino all’ultimo.

Antony Hopkins il grandissimo attore inglese ottantatreenne, ha appena vinto il suo secondo Oscar, per il film The Father,la storia un malato di Alzheimer. Il film è tratto dall’omonimo lavoro teatrale del francese Florian Zeller, che è anche regista del film. Non ho visto ancora il film è quindi mi fermo qui. Vi farò la mia recensione appeno lo vedrò.Nel 2015 il regista francese Philippe Le Guay, quello di Moliere in Bicicletta ha diretto il film Florida con Jean Rochefort, che è tratto dallo stesso lavoro teatrale.

Salvatore Caracciolohttps://www.casacaracciolo.it
Un Blog a 70 anni? Chissà quante persone si faranno questa domanda. Chi si crede di essere, diranno altri. Che presuntuoso, diranno in coro alcuni. Tranquilli, dico a tutti, non racconterò nulla, e non dirò niente su tante cose, anche se ne avrei da raccontare su molti. Continua

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