L’Auditel, il killer della TV

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Non sapremo mai chi ha ucciso l’uomo ragno, ma sicuramente conosciamo bene chi sta uccidendo la televisione. È un aggeggio elettronico, in mano ad un gruppo di persone, 16100, per essere esatti, che determina chi vince la battaglia che ogni giorno si fa in televisione. Uno strumento che genera ansie e paure, uno strumento pericoloso per dirigenti e artisti televisivi. Ogni mattina intorno alle ore 11 si consuma il solito rito, quando l’Auditel comunica i dati di ascolto. C’è chi brinda e chi no, chi esulta e chi corre il rischio per il suo programma. La corsa all’audience mrtte tutti contro tutti, una lotta continua, una corsa fino all’ultimo telespettatore, per avere un punto in più di share. Tutto questo determina, salvo alcuni casi, una piattezza assoluta, un copia incolla di altri programmi, un rincorrere mode e modi che non produce un minimo di qualità. Le trasmissioni, soprattutto quelle di intrattenimento, si somigliano come gemelli monozigoti, con gli stessi personaggi, che raccontano le stesse cose. L’importante è che il giorno dopo, i soliti siti che si occupano di televisione, determinano chi vince e chi perde. Naturalmente contano solo i numeri, poco importa se lo spettacolo è piaciuto oppure no. Non viene fatta una precisa analisi del programma, anzi del programma non se ne parla proprio. Ma l’auditel è realmente attentibile? In ogni casa ci sono più apparecchi televisivi, che molto spesso sono accesi ma che nessuno guarda, soprattutto in famiglie di persone adulte, che poi sono quelle che guardano di più la televisione. Ovviamente non si conoscono i nomi o i volti delle persone che hanno l’apparecchio rilevatore. Sono top secret. Supponiamo di essere una di queste persone. Al mattino ci alziamo e mentre facciamo colazione accendiamo la tv. Immediatamente l’apparecchio rileva che siamo su un programma, trasmesso da una delle tante reti che trasmettono. Nel preparare la colazione ci si muove, se si hanno bambini, il traffico è maggiore, si parla, si sgridano i figli che non vogliono alzarsi, mentre si beve un caffè, e si mangiucchia qualcosa. Insomma si fa di tutto tranne che guardare quel programma, su quella rete. Eppure per lAuditel quella famiglia, quelle persone stanno guardando quella trasmissione, e quindi i dati vengono assegnati a quella trasmissione. Ovviamente le stesse situazioni possono verificarsi anche in altri orari della giornata,e se succedono queste cose, i risultati finali sono poco veritieri. Ma tutto questo, poco importa, contano solo i numeri dei telespettatori.

L’Auditel determina anche lo share, che è lo strumento che fotografa i telespettatori in orari ben precisi. Più il programma finisce tardi, e più lo share è alto. Di solito sono i programmi Mediaset, che nonostante facciano meno ascolti, hanno lo share più alto, perché finiscono spesso a tarda notte. Ma anche in questo caso, l’apparecchio non è in grado di dire quanti telespettatori sono svegli, e visto l’ora della fine di alcuni programmi, presumo che molti dormono tranquillamente, col televisore acceso. Quindi i risultati reali saranno sicuramente diversi. Questi strumenti sono nati e usati inizialmente, dalle agenzie pubblicitarie e servono a convincere i clienti ad investire pubblicitariamente, in una trasmissione, anziché un’altra. Invece, da quando il web ha invaso il mondo, si è impadronito anche del sistema Auditel, creando siti e testate on line che giornalmente danno i dati di ascolti, senza parlare per esempio, se il programma ha anche il gradimento del pubblico. Una volta gli ascolti venivano rilevati da agenzie qualificate, tipo la Doxa, che rilevavano anche l’indice di gradimento, sia dello spettacolo, che dei personaggi televisivi. Prima dell’avvento di internet, c’era la critica televisiva, sia sui giornali che in TV. Una delle più famose è stata sicuramente la vulcanica Claudia Vinciguerra. Curava sulla Rai una rubrica settimanale molto seguita. Ironica, spiritosa, arguta, parlava e criticava le trasmissioni della settimana, con lo stesso impegno senza curarsi se la trasmissione era Rai o Mediaset, in quel periodo erano le uniche due realtà. Oggi ci sono troppe realtà, troppe piattaforme, troppe trasmissioni, troppi canali sia gratis che ha pagamento, praticamente la TV è attiva 24 ore su 24 e quindi gli ascolti, tranne alcune trasmissioni, si sono livellati. Una volta se una trasmissione faceva 4/5 milioni di telespettatori, era un flop, oggi con tre milioni si vince la serata. Che bello se ognuno guardasse e scegliesse la TV o la trasmissione che preferisce senza lasciarsi condizionare dagli ascolti e dallo share. Penso che se questa guerra finisse, la televisione sarebbe sicuramente migliore

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Salvatore Caracciolohttps://www.casacaracciolo.it
Un Blog a 70 anni? Chissà quante persone si faranno questa domanda. Chi si crede di essere, diranno altri. Che presuntuoso, diranno in coro alcuni. Tranquilli, dico a tutti, non racconterò nulla, e non dirò niente su tante cose, anche se ne avrei da raccontare su molti. Continua

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